La scena si trova nel sesto capitolo de Il mondo nuovo, pubblicato da Aldous Huxley nel 1932. Per un lettore contemporaneo è facile immaginare, al posto della radio, uno smartphone. Il gesto è familiare: compare un intervallo, qualcosa ci mette a disagio, cerchiamo uno stimolo capace di occupare immediatamente l’attenzione. L’accostamento fra soma e smartphone nasce qui. Riguarda la possibilità di allontanarsi da ciò che si prova prima ancora di averlo compreso. Ma, seguendo fino in fondo questa somiglianza, si incontra qualcosa di più vasto della distrazione: il rapporto fra desiderio, consumo e libertà. Ed è proprio su questo terreno che la fantascienza di Huxley continua a offrire strumenti critici.
Lo Stato Mondiale del romanzo organizza l’intera esistenza. Predispone i ruoli sociali, condiziona i comportamenti, governa il lavoro e il divertimento. Il consumo appartiene a questa architettura. Perché l’apparato produttivo funzioni, le persone devono desiderare ciò che esso produce e continuare a desiderarlo con sufficiente regolarità.
Huxley condensa questa logica nel motto «Ending is better than mending»: meglio sostituire che riparare. I vestiti vecchi devono apparire sgradevoli; comprare deve sembrare spontaneo. Nel racconto delle origini del regime, l’imposizione diretta dei consumi aveva suscitato resistenze. Il condizionamento offre una soluzione più efficace: trasformare una necessità del sistema in una preferenza dell’individuo.
Un altro dettaglio rende questa economia memorabile. L’amore per la natura viene scoraggiato fra le caste inferiori perché fiori e paesaggi sono gratuiti e sostengono poco la produzione industriale. Si promuovono invece sport all’aperto che richiedono trasporti e attrezzature. Persino una passeggiata viene valutata in base alla quantità di merci che mette in movimento.
Nel presente, questa intuizione aiuta a leggere il continuo rinnovamento dei bisogni. Un oggetto può funzionare ancora benissimo e tuttavia sembrarci inadeguato. È cambiato il modello, oppure è cambiata l’immagine di noi stessi alla quale vorremmo corrispondere. Il consumo può promettere appartenenza, riconoscimento, miglioramento personale. Il prodotto offre una risposta provvisoria a una distanza che la comunicazione commerciale può contribuire a riaprire.
Lo smartphone rende particolarmente agevole il passaggio fra esperienza, confronto e acquisto. Guardiamo un luogo, vediamo come altri lo hanno fotografato, desideriamo raggiungerlo; osserviamo un corpo, un’abitazione, una vita professionale e incontriamo prodotti che promettono di avvicinarci a quell’immagine. Tutto può avvenire nello stesso flusso. La vetrina accompagna la conversazione, lo spettacolo e il tempo libero.
Il soma interviene dove questa organizzazione lascia ancora qualche attrito. La sostanza offre euforia, sollievo e una temporanea distanza dalla realtà. La sua funzione politica consiste nel rendere sopportabile l’esistenza predisposta per ciascuno. In Ritorno al mondo nuovo, Huxley descriverà esplicitamente il soma come un’istituzione politica, capace di contenere malcontento e idee sovversive..Brave New World Revisited, capitolo VIII.
È questo il significato più fertile dell’analogia digitale. Una persona torna a casa dopo una giornata estenuante, apre un’app e trascorre un’ora fra video e immagini. Può aver trovato uno svago piacevole e meritato. Può anche aver rimandato il riconoscimento di una stanchezza che richiederebbe altro: sonno, una conversazione, una diversa organizzazione del lavoro. Il sollievo immediato e la comprensione del problema possono procedere separatamente.
Il rischio emerge quando la compensazione privata diventa la risposta abituale a difficoltà che hanno anche cause sociali. L’insoddisfazione viene temporaneamente assorbita, mentre le condizioni che la producono restano intatte. Una lettura attenta di Huxley deve però evitare il disprezzo verso chi cerca distrazione. La fatica è reale e la disponibilità di tempo, energie e alternative è distribuita in modo diseguale. Ridurre tutto a mancanza di volontà significherebbe perdere proprio la dimensione sociale del problema.
La scena del mare aggiunge un elemento: il valore degli intervalli. Bernard cerca un’esperienza che non sia già organizzata per lui. Vuole accorgersi di ciò che sente. Lenina trova quel momento difficile da abitare e prova a riempirlo. Nel telefono portiamo la possibilità di fare altrettanto quasi ovunque: in coda, a tavola, prima di dormire, durante un silenzio nella conversazione. Naturalmente, una pausa vuota non produce automaticamente un pensiero importante. Ma può consentire a qualcosa di emergere: un desiderio poco chiaro, una decisione rimandata, la consapevolezza di una relazione trascurata. Quando ogni intervallo viene occupato, diminuiscono le occasioni di incontrare questi contenuti. Il tempo resta pieno, mentre può diventare più difficile capire di che cosa avremmo bisogno. Per questo lo smartphone può concentrare diverse funzioni del mondo huxleyano. Offre evasione, come il soma; intrattenimento sensoriale, come gli spettacoli del romanzo; esposizione ripetuta a valori e modelli, che suggerisce un confronto con l’ipnopedia. Sono analogie funzionali, con limiti precisi. Il condizionamento immaginario di Huxley ha un’efficacia quasi totale. Le persone reali interpretano, rifiutano, cambiano abitudini e usano gli stessi strumenti per scopi differenti.
Il telefono, inoltre, ospita possibilità che il soma non possiede. Permette di leggere proprio il libro che stiamo discutendo, coltivare un’amicizia lontana, imparare qualcosa, chiedere aiuto. Il paragone riguarda dunque determinate modalità d’uso e le condizioni che le favoriscono. La varietà di ciò che appare sullo schermo impedisce di attribuire al dispositivo un unico effetto.
C’è però una novità economica decisiva: la distrazione stessa può produrre ricavi. Nelle piattaforme finanziate dalla pubblicità, il tempo trascorso offre occasioni per mostrare annunci; le interazioni possono alimentare la selezione dei contenuti e dei messaggi commerciali. Un rapporto della Federal Trade Commission del 2024 ha documentato il ruolo della raccolta di dati e della pubblicità mirata nei modelli economici di molte grandi piattaforme social e video esaminate. Rapporto FTC
Possiamo quindi consumare senza acquistare nulla, mentre la nostra presenza conserva un valore commerciale. Anche il riposo diventa un’attività economicamente utile a qualcuno. Lo smartphone è un oggetto comprato una volta e, insieme, un accesso quotidiano a servizi interessati al nostro ritorno. Questa struttura rende problematica l’equivalenza fra uso volontario e uso pienamente desiderato. Decidere di aprire un’app per pochi minuti non significa approvare l’ora che finiamo per trascorrervi. La preferenza del momento può divergere dal modo in cui vorremmo impiegare complessivamente la giornata.
Uno studio sperimentale pubblicato sull’American Economic Review nel 2022 ha trovato che incentivi temporanei a ridurre l’uso dei social producevano effetti persistenti e che la possibilità di fissare limiti al proprio utilizzo futuro lo riduceva sensibilmente. Gli autori interpretano i risultati attraverso la formazione delle abitudini e le difficoltà di autocontrollo. Si tratta di un’analisi economica del comportamento, che non autorizza a equiparare clinicamente i social alle sostanze. Allcott, Gentzkow e Song, Digital Addiction
Huxley ci aiuta a riconoscere la posta in gioco: la libertà comprende la possibilità di esaminare ciò che desideriamo. Avere moltissime opzioni a disposizione può convivere con una difficoltà crescente nel decidere quanto spazio assegnare loro. Possiamo scegliere il prossimo video e faticare a scegliere quando smettere.
A questo punto, però, il confronto con il soma incontra la sua differenza più interessante. La sostanza tende a pacificare. Una piattaforma può richiamare l’attenzione anche attraverso inquietudine, rivalità e conflitto. Dal punto di vista commerciale, la nostra permanenza può conservare valore mentre ci sentiamo frustrati o irritati. Il flusso può così offrire sollievo e occasioni di nuova insoddisfazione. Cerchiamo una distrazione, incontriamo un confronto che ci mortifica o una discussione che ci accende, continuiamo a scorrere. La promessa del prossimo contenuto mantiene aperta la sequenza. È una possibilità dell’ambiente digitale, non la descrizione di ogni esperienza online.
Anche il mondo di Huxley, del resto, contiene emozioni intense somministrate in forme controllate. Nel capitolo 17 compaiono trattamenti che riproducono gli effetti fisiologici di passioni violente. Il sistema concede eccitazione entro condizioni compatibili con il proprio ordine. Il mondo nuovo, capitolo 17
L’accostamento suggerisce una distinzione fra intensità emotiva e capacità d’azione. Possiamo sentirci continuamente coinvolti in questioni pubbliche e avere poco tempo per verificarle, comprenderle e organizzarci. Un’emozione può anche diventare l’inizio di un impegno duraturo: conta ciò che accade dopo. La successione degli stimoli, da sola, non permette di sapere quanto abbiamo imparato o cambiato. Qui emerge anche la distanza politica fra il romanzo e il presente. Lo Stato Mondiale coordina deliberatamente i propri strumenti per conservare la stabilità. L’ambiente digitale comprende imprese concorrenti, istituzioni, cittadini e interessi diversi. La competizione per l’attenzione può generare effetti sociali che nessuno controlla interamente. Somiglianze nei risultati non dimostrano l’esistenza di una regia unica.
Huxley offre poi un’ultima immagine, particolarmente adatta all’epoca della visibilità permanente. Nell’ultima parte del romanzo, il tentativo di sottrarsi alla società viene trasformato in spettacolo. La folla consuma anche il rifiuto del proprio mondo. Il mondo nuovo, capitolo 18
È un destino possibile anche per la critica al consumismo: diventare un contenuto riconoscibile, condivisibile, rapidamente sostituibile dal successivo. La denuncia può raggiungere un pubblico enorme mentre perde la propria richiesta concreta. La visibilità è una risorsa, ma il suo valore dipende dalla possibilità di diventare comprensione, relazione, iniziativa.
Sarebbe tuttavia comodo trasformare questa lettura in una condanna generale della vita digitale. Anche le ricerche mostrano un quadro più articolato. Un esperimento sulla disattivazione di Facebook per quattro settimane, prima delle elezioni statunitensi di metà mandato del 2018, rilevò un miglioramento del benessere soggettivo insieme a una diminuzione della conoscenza fattuale delle notizie. Benefici e costi coesistevano. Il risultato riguarda quella piattaforma e quel contesto, e proprio per questo invita a distinguere gli usi invece di trattare ogni schermo come un sedativo. Allcott e colleghi, The Welfare Effects of Social Media
Nel confronto fra John e Mustapha Mond, il romanzo porta questa tensione al suo punto più radicale: una vita protetta dal disagio può sacrificare la libertà di cercare significati che comportano incertezza, perdita e rischio. Il diritto all’infelicità rivendicato da John rende visibile quel prezzo. Non occorre farne un elogio della sofferenza, né considerare John una soluzione politica compiuta. La domanda riguarda chi possa stabilire che cosa renda una vita degna di essere vissuta. Per noi, significa valutare la tecnologia anche in base a ciò che rende possibile oltre l’uso immediato: conoscenza, riposo, legami, capacità di decidere. Significa interrogare i modelli economici e le scelte di progettazione insieme alle abitudini personali. Il solo invito a spegnere il telefono lascia intatto gran parte del problema.
Davanti al mare, Bernard cerca il tempo necessario per riconoscere quello che prova. Lenina dispone già di un modo per allontanarlo. Quasi un secolo dopo, possiamo ritrovarci in entrambi i gesti. La libertà che vale la pena difendere comprende anche questo intervallo: poter capire che cosa desideriamo, prima di riempirlo con ciò che ci viene offerto.
Articolo pubblicato su frankcavallo.it —
https://www.frankcavallo.it/blog/il-soma-in-tasca-piacere-consumo-e-liberta-nelleconomia-dellattenzione
3 settembre 2026 · © 2026 Frank Cavallo




