C'è un momento, in certi romanzi, in cui il pavimento sotto i piedi del lettore sparisce. Tutto quello che credevamo vero si sgretola in poche righe, e ci accorgiamo che chi ci ha raccontato la storia fino a quel punto non era affatto degno di fiducia. Non un personaggio bugiardo qualunque: il narratore stesso, la voce che tenevamo per mano dalla prima pagina. È uno dei trucchi più raffinati della narrativa, e il giallo lo ha adottato come pochi altri generi.
Si chiama narratore inaffidabile, e non è un'invenzione recente. La definizione, però, ha una data di nascita precisa. . Prima di allora il fenomeno esisteva già nei libri, ma nessuno lo aveva messo a fuoco con quella chiarezza teorica. Booth capì che il narratore, in un romanzo, non è mai neutro: può essere onesto oppure può ingannarci, e la differenza cambia tutto.
Un narratore onesto non esiste
C'è una domanda che gli scrittori si pongono da sempre, forse senza saperlo: un narratore davvero oggettivo è mai esistito? La risposta, secondo molti teorici del romanzo, è no. . Ogni voce che racconta porta con sé una prospettiva, delle omissioni, un modo di vedere le cose che inevitabilmente distorce la realtà, anche solo un poco. Il narratore inaffidabile, in fondo, non fa che portare all'estremo qualcosa che appartiene a tutte le narrazioni in prima persona.
Non a caso, chi scrive thriller psicologici lo sa bene. . Ci fidiamo di chi ci parla all'orecchio, e proprio questa fiducia diventa l'arma dello scrittore.
Il caso che cambiò le regole del giallo
Nel mondo della detective fiction esiste un romanzo che, quasi un secolo fa, fece infuriare i puristi e insieme li conquistò per sempre. È L'assassinio di Roger Ackroyd, di Agatha Christie. Il libro si presenta come un classico caso da risolvere per Hercule Poirot, raccontato dal fedele dottor Sheppard, una specie di Watson di provincia. Solo che, come rivela il finale, .
Fu uno scandalo letterario. Alcuni lettori si sentirono presi in giro, altri gridarono al genio. Da allora quel romanzo è diventato il manifesto di una possibilità nuova per il giallo: la voce che ci guida nell'indagine può essere, in realtà, la stessa che dovremmo temere. La fiducia che il lettore ripone nel narratore in prima persona, quella complicità silenziosa che si crea pagina dopo pagina, diventa lo strumento perfetto per nascondere la verità più scomoda.
Curiosamente, prima ancora di Christie, un altro maestro del romanzo gotico aveva intuito le potenzialità di una narrazione frammentata e non del tutto affidabile. . Diari privati, lettere, ritagli di giornale: ogni fonte porta con sé i propri limiti, le proprie paure, i propri pregiudizi. E il lettore, messo di fronte a testimonianze parziali, deve ricostruire da solo la verità.
Zeno Cosini e Mattia Pascal, gli inaffidabili di casa nostra
Non serve andare a Londra per trovare grandi esempi di questo espediente. La letteratura italiana ne ha regalati almeno due, ancora oggi studiati nelle scuole senza che si insegni sempre a riconoscerli per quello che sono. Italo Svevo, ne La coscienza di Zeno, costruisce un narratore che dichiara fin dalla prefazione la propria inattendibilità. Non è un caso: . Zeno racconta se stesso attraverso un flusso di autoanalisi psicoanalitica che mescola verità, autoinganno e piccole bugie di comodo, e il lettore è costretto a leggere sempre un po' in controluce.
Ancora più esplicito è Luigi Pirandello, con Il fu Mattia Pascal. Il protagonista . Non è un giallo in senso stretto, certo, ma la meccanica è identica a quella di un thriller: un uomo che ha qualcosa da nascondere, anche a se stesso, e un lettore che deve fare i conti con quella nebbia.
Da Gone Girl a The Girl on the Train: l'inaffidabilità diventa un genere
Se il Novecento ha codificato il narratore inaffidabile come figura letteraria, gli ultimi vent'anni lo hanno trasformato in una macchina da bestseller. Gone Girl di Gillian Flynn ha riportato il trucco al centro della scena con una potenza quasi inedita: . Due voci, due versioni della stessa storia, e nessuna delle due che dice tutta la verità fino in fondo.
La ragazza del treno di Paula Hawkins ha spinto ancora oltre l'esperimento, affidando la narrazione a una protagonista il cui giudizio è costantemente offuscato. . Il lettore, come i poliziotti del romanzo, non sa se fidarsi di lei. È esattamente lì che il libro trova la sua tensione più autentica.
Anche You di Caroline Kepnes gioca la stessa carta, ma la ribalta: qui il narratore inaffidabile non nasconde amnesie o sbronze, nasconde la propria natura predatoria dietro un tono affabile e quasi simpatico. . Qui il trucco non è nascondere un fatto, ma nascondere un'anima.
Perché funziona: la psicologia del lettore complice
C'è una ragione precisa per cui questo espediente resta così efficace, romanzo dopo romanzo. Come ha scritto qualcuno che di thriller se ne intende, . Non lo viviamo come un tradimento, se l'autore ha lavorato bene: lo viviamo come un gioco a cui abbiamo accettato di partecipare, un patto implicito tra chi scrive e chi legge.
Perché il gioco funzioni, però, servono delle regole. Un narratore diventato inaffidabile solo per stupire all'ultima pagina, senza che nulla lo avesse lasciato presagire prima, rischia di sembrare un trucco di bassa lega. . Altrimenti il lettore si sente ingannato nel modo sbagliato, quello che non perdona.
C'è anche un motivo più profondo, che va oltre la tecnica narrativa. Chi indaga il fenomeno lo lega a una condizione molto umana: . La memoria non è un archivio fedele, è un racconto che ci raccontiamo ogni volta un po' diverso. I grandi autori di gialli lo sanno, e lo trasformano in materia narrativa.
Un trucco che ci riguarda tutti
C'è un ultimo aspetto, forse il più inquietante, che rende questo tema attualissimo. Il narratore inaffidabile non vive più solo nei romanzi. Qualcuno ha fatto notare che oggi, tra i social e le narrazioni di sé stessi che costruiamo online, . Raccontiamo le nostre giornate scegliendo cosa mostrare e cosa tacere, proprio come fa Zeno Cosini con il suo taccuino, proprio come fa Rachel sul treno mentre osserva la vita degli altri per non guardare la propria.
Forse è proprio questo il motivo per cui il narratore inaffidabile continua ad affascinarci, romanzo dopo romanzo, generazione dopo generazione. Non ci racconta soltanto una storia di omicidi o di segreti. Ci ricorda, con la scusa del giallo, che anche noi, ogni giorno, scegliamo quale versione dei fatti raccontare a noi stessi prima ancora che agli altri. E che la verità, come nei migliori polizieschi, va sempre cercata un po' più a fondo di dove la voce narrante vorrebbe condurci.
Per approfondire il tema restano preziosi gli articoli di CrimeReads dedicati proprio a questo espediente narrativo, così come le riflessioni pubblicate su ilLibraio sulla tradizione italiana del narratore che mente. Chi volesse invece ripercorrere la voce che per prima ha teorizzato il fenomeno può partire dalla scheda di Wikipedia sul narratore inaffidabile, un buon punto di partenza per chi vuole scrivere, o semplicemente leggere, con un occhio più allenato al sospetto.
Articolo pubblicato su frankcavallo.it —
https://www.frankcavallo.it/blog/il-narratore-che-mente-viaggio-nel-trucco-piu-elegante-del-giallo
11 luglio 2026 · © 2026 Frank Cavallo




